(NoveColonneATG) Roma – Da gennaio a dicembre 2016 le iscrizioni all’AIRE per solo espatrio sono state 124.076 (+16.547 rispetto all’anno precedente, +15,4%), di cui il 55,5% (68.909) sono maschi. Il 62,4% sono celibi/nubili e il 31,4% coniugati/e. E’ quanto si legge nella XII edizione del “Rapporto Italiani nel mondo”, della Fondazione Migrantes, presentato oggi, 17 ottobre, a Roma. Oltre il 39% di chi ha lasciato l’Italia alla volta dell’estero nell’ultimo anno ha un’età compresa tra i 18 e i 34 anni (oltre 9 mila in più rispetto all’anno precedente, +23,3%); un quarto ha tra i 35 e i 49 anni (quasi +3.500 in un anno, +12,5%). Le partenze non sono individuali ma di “famiglia” intendendo sia il nucleo familiare più ristretto, ovvero quello che comprende i minori (oltre il 20%, di cui il 12,9% ha meno di 10 anni) sia la famiglia “allargata”, quella cioè in cui i genitori – ormai oltre la soglia dei 65 anni – diventano “accompagnatori e sostenitori” del progetto migratorio dei figli (il 5,2% del totale). A questi si aggiunga il 9,7% di chi ha tra i 50 e i 64 anni, ovvero i tanti “disoccupati senza speranza” tristemente noti alle cronache del nostro Paese poiché rimasti senza lavoro in Italia e con enormi difficoltà di riuscire a trovare alternative occupazionali concrete per continuare a mantenere la propria famiglia e il proprio regime di vita. Le donne sono meno numerose in tutte le classi di età ad esclusione di quella degli over 85 anni (358 donne rispetto a 222 uomini): si tratta soprattutto di vedove che rispondono alla speranza di vita più lunga delle donne in generale rispetto agli uomini. Secondo monsignor Guerino Di Tora, presidente della fondazione Migrantes “oggi la migrazione è un fenomeno globale e bisogna coniugare il diritto di partire e il diritto di restare. E’ doveroso dare la possibilità a tutti di restare nella propria terra”. L’emigrazione e” un “fenomeno complesso e in costante trasformazione” che va compreso è studiato: “Lo studioso deve affiancare le istituzioni. E’ necessario il passaggio dallo studio all’azione, all’operatività”. Guardando al dettaglio regionale resta la preponderanza (50,1%) dell’origine meridionale dei cittadini italiani iscritti all’AIRE (Sud: 1.632.766 e Isole: 859.547, +47.262 rispetto ai 2.445.046 iscritti di origine meridionale nel 2016), mentre il 34,8% è di origine settentrionale (Nord-Ovest: 817.412 e Nord-Est: 806.613, +82.892 rispetto a 1.624.025 del totale Settentrione del 2016) e, infine, il 15,6% è originario del Centro Italia (774.712, +32.620 rispetto al 2016). A livello provinciale torna il protagonismo del Meridione. Tra i primi quindici territori provinciali, infatti, solo tre sono del Nord Italia. Ad esclusione della Provincia di Roma, in prima posizione, si distinguono solo Milano, Torino e Treviso rispettivamente in sesta, nona e decima posizione. Nell’analisi comunale, accanto a grandi aree urbane vi sono territori dalle dimensioni molto più ridotte ma dalle incidenze molto più elevate. Tre esempi, tutti siciliani e più specificatamente agrigentini, estratti dalla graduatoria dei primi 25 comuni per numero di iscritti all’AIRE nello stesso comune sono: Licata (16.236 residenti all’AIRE e un’incidenza del 43,4%); Palma di Montechiaro (11.014 residenti e 48,0%) e Favara (10.319 e 31,7%). I valori dello stato civile seguono l’aumento generale con alcuni lievi cambiamenti: aumentano i nubili o celibi (57,0%, +2,7 milioni) mentre i coniugati scendono di un punto percentuale rispetto al 2016 (36,5%, +1,8 milioni). Il divorzio caratterizza l’1,9% (+117 mila) e lo stato di vedovanza l’1,9% (+123 mila).
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