25 marzo 2017: Sessant’anni dall’istituzione della Comunità Europea

 

“I Trattati che istituivano la Comunità economica europea e l’Euratom furono firmati il 25 marzo 1957 in una giornata piovosa nella sala degli Orazi e Curiazi in Campidoglio. Le sei nazioni europee (Italia, Francia, Germania occidentale, Belgio, Olanda e Lussemburgo) erano rappresentate a vari livelli. C’erano il presidente del Consiglio Segni e il ministro degli Esteri Martino, il cancelliere tedesco Adenauer e il premier lussemburghese Bech. La Francia, il Belgio e l’Olanda erano rappresentate dai rispettivi ministri degli Esteri, Pineau, Spaak e Luns.

Il primo documento istitutivo della CEE fissava l’obiettivo di:

Promuovere mediante l’instaurazione di un mercato comune e il graduale ravvicinamento delle politiche economiche degli stati membri uno sviluppo armonioso delle relative attività nell’insieme della Comunità; un’espansione continua ed equilibrata, una stabilità accresciuta, un miglioramento sempre più rapido del tenore di vita e più strette relazioni fra gli Stati che ad essa partecipano.
” *

Pur essendo giunti da tempo al soddisfacimento di questi obiettivi, fondati su un principio di solidarietà di cui, tra l’altro, l’Italia si è ampiamente beneficiata, e grazie al quale le fu allora permesso di crescere ad un ritmo altrimenti impensabile, oggigiorno, crisi di diverso tipo sembrano smuovere le fondamenta della Comunità Europea, nata proprio a Roma 60 anni fa.

Nella storia del processo d’integrazione europea, le crisi hanno sembre comportato traballamenti, in seguito ai quali e sui quali però sono stati alzati i pilastri di un’unione sempre più forte e sempre più ampia. A volte è stato più difficile, perché interessi diversi hanno agito da forze centrifughe, ma la coscienza di un conflitto mai troppo lontano e la consapevolezza che, unendosi non solo si era più forti, ma si poteva stare anche meglio ed essere più ricchi, ha rafforzato la struttura dell’UE. L’Unione Europea, unico organismo internazionale, che presuppone la democrazia come criterio essenziale per la partecipazione di uno stato, si è anche dotata di una Carta dei Diritti Fondamentali che, con il Trattato di Lisbona del 2009, ha reso giuridicamente vincolante. A questa Carta è nostro dovere rifarci non solo nelle relazioni tra gli stati membri e i loro cittadini ma anche in quelle con i membri dei paesi terzi.

Organismo internazionale unico nel suo genere, sovranazionale e intergovernativo al contempo, non ha mai fatto venire meno il principio di nazione. Al contrario, è proprio attraverso l’unione e la cooperazione tra 28 stati nazione che essi sono diventati più forti. La storia ci insegna che esiste invece un concetto di nazione che, alimentandosi di nazionalismo, erige muri, qualche volta anche fisici, e che rifugiarsi e difendersi dietro di essi non ha mai portato molto lontano. Meno che mai dovremmo accettarlo dopo tutte le conquiste e esperienze fatte.

Infine, in tempi non molto lontani (1992), è nata anche una cittadinanza europea, che io, come italiana, sono orgogliosa di avere, così come lo sono di essere parlamentare di uno dei paesi fondatori della Comunità che quest’oggi celebriamo.

Renata Bueno

*G. Mammarella e P. Cacace “STORIA E POLITICA DELL’UNIONE EUROPEA” Laterza 2013

 

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